Pari opportunità in Italia: un passo avanti, due indietro?

Il Next Generation della Comunità Europea e l’Agenda 2030 dell’ONU sullo Sviluppo Sostenibile delineano una visione comune: l’obiettivo essenziale e imprescindibile di promuovere la parità di genere e le pari opportunità lavorative di persone con disabilità, giovani e donne. La condivisione di questi obiettivi è stata riconosciuta come l’occasione per il nostro paese di recuperare i ritardi storici che da sempre ci penalizzano in termini di sviluppo e in particolare di sviluppo socialmente sostenibile.

Questo impegno si è concretizzato nel Decreto Legge 77/2021, che in particolare all’art. 47 contiene disposizioni mirate a promuovere le pari opportunità di genere e generazionali nonché l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Queste misure sono sostenute dal Next Generation EU, definito nel Regolamento (UE) 2021/240, e dal Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (PNC).

Le Linee Guida (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 dicembre 2021Adozione delle linee guida volte a favorire la pari opportunità di genere e generazionali, nonché l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità nei contratti pubblici finanziati con le risorse del PNRR e del PNC”) prevedono esplicitamente che l’inclusione sociale è una delle priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si sottolinea che garantire una piena inclusione sociale è fondamentale per migliorare la coesione territoriale, stimolare la crescita economica e ridurre le disuguaglianze, soprattutto quelle aggravate dalla pandemia.

Tuttavia, l’applicazione di queste Linee Guida ha incontrato notevoli difficoltà, evidenziate dal fatto che, fino a giugno 2023, circa il 70% degli appalti del PNRR e del PNC ha previsto deroghe alla clausola del 30% di occupazione giovanile e femminile (ANAC 9 giugno 2023, PNRR: il 70% degli appalti avviato in deroga alla clausola sulle assunzioni di giovani e donne). Ciò ha generato controversie sulla corretta applicazione dell’articolo 47, come dimostrato dalla sentenza del Consiglio di Stato del 26 gennaio 2024, n. 85.

La situazione potrebbe subire ulteriori cambiamenti con il prossimo decreto PNRR, che potrebbe esentare le procedure relative agli interventi preesistenti dal vincolo del 30% di occupazione giovanile e femminile.

L’Associazione Italiana delle Donne Ingegneri e Architetti esprime una seria preoccupazione riguardo alle possibili conseguenze di questa modifica alle disposizioni dell’articolo 47, preoccupazioni per le opportunità di accesso di donne e giovani a determinati settori o contratti pubblici. L’accesso equo e paritario a opportunità lavorative rappresenta un pilastro fondamentale per la costruzione di una società più inclusiva e innovatrice.

In Italia, la strada verso la parità di genere sembra essere un asintoto, un tragitto senza fine verso un obiettivo che, pur avvicinandosi, non si riesce mai a raggiungere completamente.

L’Associazione Italiana delle Donne Ingegneri e Architetti è particolarmente sensibile a decisioni che possano influenzare negativamente le pari opportunità nell’ambito lavorativo e crede che la rinuncia a causa di esigenze di celerità e semplificazione rappresenta un passo indietro che non possiamo permetterci. Qualsiasi cambiamento normativo che potrebbe ridurre tali opportunità, specialmente per donne e giovani, rischia di compromettere non solo la realizzazione di obiettivi di parità di genere e inclusione sociale, ma anche lo sviluppo complessivo del paese.

È fondamentale trovare soluzioni che concilino la necessità di efficienza con l’impegno per una società più equa e inclusiva. L’obiettivo della parità di genere non può essere un “bye bye” da pronunciare con leggerezza, ma piuttosto una sfida da affrontare con determinazione e impegno costante.