Riflessioni, a cura di Valentina FANTI, Consigliera Segretaria di AIDIA sezione di Venezia.
Il pomeriggio del 28 febbraio 2025, presso la sede della CISL Veneto a Mestre, si è tenuto un seminario dal titolo “Libera Professione: il miraggio della parità di genere”. Il progetto, organizzato da APRIFORMAZIONE, ANCL (Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro di Venezia) e IVL (Istituto Veneto per il Lavoro), in collaborazione con la Regione Veneto e cofinanziato dall’Unione Europea, secondo le politiche di coesione territoriale Italia 2021-2027, prevedeva una serie di incontri, di cui quello del 28 era l’ultimo.
Dopo i saluti istituzionali, tra cui quelli del Presidente Nazionale di Confprofessioni, Dott. Marco Natali, di particolare interesse è stata la presentazione dell’Osservatorio delle libere professioni, a cura delle studiose Ludovica Zichichi e Camilla Lombardi, che hanno illustrato i risultati della loro ricerca intitolata “Le donne nella libera professione in Italia”.
Le relatrici hanno spiegato che, tra il 2009 e il 2023, il numero totale dei liberi professionisti è aumentato del 18,4%. Di questo incremento, circa due terzi riguarda le donne. Sebbene la crisi del 2020 abbia causato una riduzione del numero complessivo di professionisti, in particolare tra le donne, nei primi trimestri del 2024 si è registrata una significativa crescita della componente femminile, un trend che dovrebbe portare a un recupero della quota delle professioniste nel 2024.
Le libere professioniste sono maggiormente rappresentate nella fascia di età tra i 35 e i 54 anni, mentre si segnala una diminuzione delle giovani libere professioniste. Il gender balance nelle professioni si riscontra soprattutto nelle regioni del Centro Italia, mentre il divario risulta più ampio nel Meridione, sebbene in calo negli ultimi anni. Le regioni con una forte partecipazione femminile al lavoro autonomo sono l’Emilia Romagna, il Molise, la Liguria e il Lazio, tutte superiori al 39%, rispetto alla media italiana del 35%.
Il dato che ha maggiormente colpito l’attenzione è stato quello relativo alla disparità di reddito: le donne guadagnano in media 25.000 euro in meno rispetto agli uomini. Le differenze di reddito sono particolarmente rilevanti in base all’età. Sia per gli uomini che per le donne, il reddito aumenta costantemente fino ai 51-60 anni, per poi diminuire leggermente tra i 61 e i 70 anni e calare ulteriormente oltre i 70. Tra i 51-60 anni, ad esempio, il reddito medio delle donne è di circa 37.400€, mentre quello degli uomini si avvicina ai 67.000€, con un gap di circa 29.500€.
Questo divario retributivo è meno pronunciato tra i lavoratori dipendenti, grazie alle politiche di tutela e regolamentazione del lavoro. Le donne libere professioniste percepiscono solo il 54% del reddito maschile, mentre le donne dipendenti pubbliche arrivano al 77%.
Zichichi e Lombardi hanno anche presentato i risultati di un’indagine sulla genitorialità. Dallo studio è emerso che le libere professioniste percepiscono la maternità come un ostacolo al proprio sviluppo professionale e spesso non usufruiscono di misure di sostegno. La causa principale sembra essere la scarsa conoscenza delle misure di supporto, un problema che riguarda quasi la metà delle intervistate. Inoltre, il 4 donne su 5 giudicano inadeguate le misure attualmente disponibili. Questi dati suggeriscono la necessità di rivedere le politiche di informazione e di adottare misure
più efficaci per favorire la parità di genere, migliorando le condizioni economiche e promuovendo una conciliazione tra vita e lavoro.
Il secondo intervento è stato a cura dell’avvocata Mariangela Semenzato, Presidente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Venezia. Il suo intervento, dal titolo “Avvocatura e maternità: testimonianza su esperienze e sfide nella professione legale al femminile”, ha messo in evidenza come una parte del divario retributivo sia attribuibile alle stesse donne. Una mancanza di formazione in ambito previdenziale e gestionale, che l’avvocata ha definito “alfabetizzazione finanziaria per donne”, è vista come una base solida per costruire un empowerment femminile.
L’intervento di chiusura è stato tenuto da Lina Basso, esperta in diritti e politiche di genere, già consigliera di parità della Regione Veneto. Partendo dalla figura di Tina Anselmi, alla quale è stata dedicata la sala in cui si è svolto il seminario, Basso ha ricordato l’approvazione della legge 903 del 1977, che sancisce la parità di trattamento tra uomini e donne sul lavoro. La legge, che fu proposta e sostenuta da Tina Anselmi, è un pilastro per la parità di genere e la tutela dei diritti delle donne in Italia.
Basso ha inoltre sottolineato come, nonostante la legislazione avanzata sulla maternità, le libere professioniste continuino a essere svantaggiate, poiché non esiste una specifica tutela giuridica per loro durante la gravidanza. Ha anche evidenziato come le donne siano penalizzate dalle contrattazioni salariali che premiano il tempo lavorato, un fattore che le svantaggia, poiché devono conciliare il lavoro con le responsabilità familiari. Si tratta di una questione culturale: lo stigma sociale fa sì che il lavoro delle donne venga spesso valutato meno rispetto a quello degli uomini.
Infine, Basso ha ricordato la Costituzione italiana, che all’articolo 3 sancisce la parità di dignità e di trattamento per tutti i cittadini, senza distinzione di sesso. Ha concluso il suo intervento ricordando storie di violenza e soprusi nel lavoro e ha esortato le presenti a non scoraggiarsi mai.
Durante il seminario la vicepresidente di AIDIA sezione di Venezia, Architetta Stefania Minoia è stata invitata a presentare la nostra associazione provinciale e nazionale, vista la recente sottoscrizione del protocollo di intesta con Confindustria Veneto dal titolo “STEM Byte – Equilibrio di genere: strategie per superare il divario retributivo” che fa capo al più ampio protocollo d’intesa per l’istituzione della Rete “Venezia alla Pari” per le pari opportunità della Provincia di Venezia.
Minoia ha ricordato la finalità principale dell’associazione, cioè la difesa dei diritti delle laureate nel campo dell’ingegneria e architettura attraverso la valorizzazione del lavoro femminile senza tralasciare la solidarietà umana e professionale tra le colleghe.
Dopo aver raccontato la storia dell’associazione, nata a Torino intorno alla metà degli anni ’50, per il volere di una ventina di donne ingegnere e architette che all’epoca faticavano a sopravvivere in un mondo del lavoro a prevalenza maschile, Minoia ha ricordato la nostra Presidente emerita Amalia Ercoli-Finzi e le recenti elezioni nazionali che hanno visto eleggere la neo Presidente architetta Anna Vella.
L’associazione AIDIA, ha continuato Minoia, pensa che il progresso sia umano che professionale che tecnico sia perseguibile soltanto attraverso una partecipazione comune.
L’associazione inoltre si spende sui temi affrontati durante il seminario odierno come, ad esempio, la questione della disparità retributiva, sedendosi a importanti tavoli di lavoro assieme a Inarcassa, CNI, CNAPPC, Federarchitetti, Inarsind.
AIDIA ritiene di poter superare il divario retributivo anche attraverso la valorizzazione del lavoro femminile anche con concorsi dedicati a giovani architette e ingegnere.
Nel 2022 è stata promossa la prima edizione del concorso di idee “Per un mondo che cambia” con premi alle giovani laureate in architettura e ingegneria, perché promuovendo e divulgando le competenze e la professionalità delle donne si riesce anche a far valere il diritto delle stesse.